Sabato pomeriggio a Roma faceva veramente caldo… Portare giubbottini leggeri da mezza stagione era quasi addirittura eccessivo. E difatti vi è stato chi ha pensato bene di approfittare dell’occasione per sfoggiare il muscolame messo su nei mesi invernali, utilizzando una risicata t-shirt, e nient’altro, per coprirsi. E si sa, il sabato pomeriggio i giovani delle superiori se la spadroneggiano in giro; sono – come dire – in libera uscita. Ed è inevitabile imbattersi, nei vagoni della metropolitana, in questi branchi di minorenni, e nelle loro transumanze verso i negozi delle griffe.

Queste greggi sono già state adeguatamente foraggiate dal parentame, e dispongono di tasche riempite con banconote sufficienti a permettergli di far ritorno a casa con l’ultimo modello di scarpe della Nike o di maglietta della Hollister, il nuovo must adolescenziale. Non conoscete Hollister? Allora probabilmente non vivete a Milano o Roma, uniche sedi italiane finora – mi pare – di questa catena… E se vivete ad esempio a Roma e non conoscete Hollister, allora forse non avete figli adolescenti… E inoltre se non lo conoscete pur vivendo a Roma, anche non avendo figli adolescenti, probabilmente non siete passati dal centro commerciale che ospita il negozio romano durante il periodo natalizio: avreste notato, in pieno dicembre, il ragazzo a petto nudo, depilato, in boxer, californian style, che ammiccava insieme ad una ragazzetta della stessa tipologia per invogliare gli adolescenti ad entrare nel negozio, sorridendo loro dalla soglia…E l’interno del negozio è un’altra “meraviglia”! Completamente, o quasi, al buio… Insomma, non capisco bene perché abbiano fatto questa scelta… I maligni ironizzano sul fatto che sia studiato per impedire al cliente di leggere tutti gli zeri del cartellino con il prezzo…Insomma un locale scuro tipo una dark room, a mio avviso, con piccoli led blu ad illuminare quel poco che serve per non rompersi l’osso del collo inciampando in qualcosa o qualcuno…
Quello mostrato qui sopra, in foto, è qualcosa di simile al soggetto che avreste visto se vi foste recati in quel centro commerciale a natale, all’ingresso della sede Hollister romana, tratto proprio dalla homepage del sito della catena di abbigliamento…
Ma perché siamo finiti a parlare di questo?
Già… parlavamo del fatto che questi adolescenti moderni te li ritrovi sempre in mezzo ai piedi il sabato pomeriggio, quasi si aprissero le gabbie dello zoo o di qualche centro speciale di detenzione che li contiene (fortunatamente) il resto
della settimana… E veniamo al punto. Le personcine in questione le trovo alquanto irritanti. In breve, il problema è che, forse più delle precedenti generazioni, si ritrovano a gestire un ego smisurato, credono di essere migliori di tutti gli altri e sono vanitosi all’eccesso. Belli a vedersi, corpi e lineamenti di sicuro più attraenti che nei giovani coetanei del passato, curati fino al dettaglio, come gli attori – o meglio i protagonisti – della televisione che guardano: reality show e talent show. “Grande Fratello” e “Uomini e Donne” sono stati visti da oltre i 2/3 dei ragazzi! Ed io aggiungerei pure i programmi comici come “Zelig”, “I soliti idioti” e le altre robette di MTV… Dai risultati delle indagini inoltre emerge che gli argomenti attorno a cui si ritrovano più spesso a parlare genitori e figli hanno per lo più a che fare con il quotidiano o con l’evasione, mentre un’attenzione minore viene rivolta alle questioni riguardanti la sfera personale o la società. Insomma pare che la vita delle nuove generazioni sia tutta votata al trivial-quotidiano ed all’evasione pura! Questi giovani recano in sé una tremenda contraddizione: sia i maschietti che le femminucce sembrano più vecchi dell’età che hanno, i ragazzi per gli stravizi e le ragazze per i mascheroni e i vestiti che indossano. Il loro aspetto, gli atteggiamenti da personcine vissute, le pose che assumono, ricalcano in tutto e per tutto i loro educatori mediatici, che gli insegnano ad apparire, a sembrare “vincenti” e “non sfigati” nelle situazioni sociali, a dire la frase “figa”. Ma di profondo c’è ben poco. So da fonti certe e diversificate, che nelle loro aule scolastiche, mentre le ragazzine si truccano, si pettinano e stanno su facebook, i ragazzi giocano a carte o usano gli iPhone…
Ecco i 3 punti principali che determinano la condizione di questi adolescenti:
- I modelli mediatici che bombardano i ragazzi sono rimbambenti e finalizzati a spingerli a diventare dei consumisti ottusi;
- I genitori sono sempre più latitanti sia sul versante affettivo che temporale, e cercano di supplire all’assenza dimostrandosi eccessivamente accondiscendenti e materialmente generosi;
- La scuola. Con le autonomie varie, i professori non possono dimostrarsi eccessivamente rigidi con gli studenti. I presidi sono quasi divenuti dei manager, con il bilancio come fine ultimo, e sanno di dover disporre di un bacino il più ampio possibile di alunni… No students no party! Se gli studenti non scelgono la loro scuola, i professori si ritrovano per strada o quasi. Dunque meglio essere il più accondiscendenti possibile con loro, affinché restino “fedeli”. Troppa rigidità li farebbe migrare in istituti maggiormente votati al permissivismo. Oppure, negli altri casi: la scuola adotta un regime di tensione e competizione. Gli studenti competono uno con l’altro, per i voti, per brillare e l’insegnante è una figura autoritaria e tirannica. E’ ovvio che i ragazzi riportino, pure in altri contesti, l’ aggressività e la prontezza al confronto competitivo, che scredita prontamente il “diverso” da loro piuttosto che cercare di capirlo ed apprezzarlo…
sente vittima), sono poco utili e poco produttive… Meglio, come all’università, un’ interrogazione singola e silenziosa, con l’alunno che scrive su un foglio di carta e non sulla lavagna, e tutto si svolge a due, tra il docente e lo studente. Il resto della classe si occupi di quello che preferisce, organizzando in proprio il tempo… Mi pare positivo l’ideale del Cooperative Learning. Che si basa sulla constatazione che la vita quotidiana sembra connotata, in particolare nelle grandi città, da anonimato, indifferenza, carrierismo e cresce il numero dei ragazzi che hanno alle spalle un’infanzia trascorsa sull’onda dei programmi TV, in condizioni di relativo isolamento dai genitori e dai compagni. Spesso purtroppo anche la scuola riflette ed esaspera queste dinamiche, alimentando un clima di competizione e individualismo fra gli alunni. Invece mai come in questo periodo l’arte della collaborazione appare indispensabile e difficile. Indispensabile, se si considera l’accelerazione spaventosa con cui in questi ultimi decenni è cresciuto il numero di informazioni tecniche e scientifiche a fronte di una progressiva parcellizzazione e settorializzazione delle conoscenze individuali, il che obbliga a mettere in comune competenze, conoscenze, risorse, in progetti di ricerca e intervento condivisi.- interdipendenza positiva nel gruppo
- responsabilità personale (Sharan)
- interazione promozionale faccia a faccia
- importanza delle competenze sociali
- controllo o revisione (riflessione) del lavoro svolto insieme
- valutazione individuale e di gruppo
- piccoli gruppi eterogenei