CIAO, COME SEI MESSO… A “PENE” ?

 

Ma quali pene? D’amore???

il terzo da sinistra mi dà l'idea...d'esser messo meglio!

No, no… Qui si parla proprio del vostro giocattolo, cari maschietti…  Come lo chiamate voi? Date un’occhiata alla appendice in calce all’articolo (Appendice – Sinonimi di pene) e troverete centinaia di sinonimi, ordinati alfabeticamente, per il vostro “Serpente con un occhio solo”, “Capitone senz’e recchie” , o più semplicemente “Bananone”…

Vediamo nel  pianeta com’è distribuita in giro per i vari Paesi la “lunghezza” del pisello

Al primo posto con un pene medio di 17,9 cm troviamo gli uomini della Repubblica Democratica del Congo, seguono gli ecuadoriani con 17,8 cm e poi gli uomini del Congo, del Ghana, della Colombia, del Venezuela, del Libano e del Cameroon. Diciamo che tra i primi in classifica ci sono i centro americani e i centro africaniGli italiani sono al trentaquattresimo posto con 15,7 cm, dopo i francesi, i belgi e i neozelandesi. I meno dotati in grandezza sarebbero invece i coreani con un pene lungo in media 9,7 cm.

Personalmente, da gay, posso dire ai maschietti che una lunghezza eccessiva del pene non è interessante per il/la vostro/a partner sessuale. Oltre i 18 cm (o giù di lì) un pisello è inutile, e anzi pure fastidioso poichè inutilizzabile, ad esempio oralmente 🙂 Per il rapporto vero e proprio più importante della lunghezza è la larghezza (maggior larghezza = maggior stimolazione delle pareti del partner) e la “durezza”… Oltre al fatto che alquanto fondamentale come prerequisito è che il maschio che è attaccato al “pisello” sia un tipo eccitante e virile, nonché pure passionale. Poi personalmente prediligo il maschio che non ci mette 1 ora a “finire” (sai che noia!), ma ne preferisco uno più “rapido” e che in caso sia capace di concedermi il bis!

un lampadario...très chic!

Appendice – Sinonimi della parola pene

Ci sono numerose altre denominazioni dialettali, colloquiali, familiari o volgari che indicano l’organo genitale maschile.

A
Abbacchio; Acello; Adamo; Adolf; Aggeggio; Aguzzapaperi; Alabarda; Alberello; Albero della cuccagna; Alosio; Alzabandiera (si riferisce più propriamente all’erezione mattutina o semplicemente all’erezione); Amendola; Ammennicolo; Anaconda; Arma; Armando; Arnese; Articolo per signora; Asciugamano delle serve; Asperge; Asso; Asso di bastoni; Asta; Atlascopco; Attaccapanni; Attrezzo; Augello; Avvoltoio; Azzittamonache

B
Biri (Nord Italia); Baba; Babbacammello; Babblione; Bacchioloscopio;Bachiono; Badile; Badurlo; Bagara (trapanese);Bagiano; Bagigio; Baldassarre; Banana; Bananone; Baobab; Barbagianni; Barracuda; Bartolo; Barzo; Barzotto; Basano; Bastone; Batacchio; Batanga; Battagliùn (termine in uso in Calabria); Battocchio; Bazzo; Bazzuca; Becca; Bega; Belin (o Belàn o Belino, espressione in uso in Liguria); Bello; Benbenbigolo; Benigno (periferia di Catania);Bestia; Biberone; Bicchio, Bicio (in Veneto); Bietta; Biff; Bigatto; Big Bang; Big Bamboo; Bighe; Bignamone; Bigol; Bìgul, (termine in uso in Friuli); Bigolo; Billo; Bindolùn (termine in uso in Piemonte); Birello; Birillo; Birimbobirambo; Bischero (termine in uso in Toscana); Biscotto; Biscottone; Bisdiffo; Bisquit; Bitti; Blekedeker; Bocchettone; Branda; Brando; Branzino; Brittola; Brocca; Brufolo; Brustolone; Bruzzo; Busceddu; Bimbin (termine del dialetto triestino); Bau; Biscio.

ti si è ristretto, in acqua?

C
Cacchio (il cacchio è il germoglio di una pianta, il termine è usato come eufemismo al posto di cazzo); Cagnolu (espressione catanzarese); Calandra; Calomba; Canna; Capitano; Capitone senz’e recchie (termine napoletano); Cece (denominazione dialettale paganese); Cefalo sguarramazzo (termine volgare napoletano); Cedda (termine tipico catanese); Cella (denominazione Abruzzese/Marchigiana); Cello (centro-marchigiano); Chichillitta (termine cagliaritano per indicare il pene dei bambini); Chiccadroxia (termine cagliaritano per indicare il pene dei bambini); Chillitone (termine cagliaritano per indicare un pene grande); Chigno; Ciaramita o Ciaramedda (messinese); Ciavarello; Cicciallegra; Ciccio (espressione veneta); Cicella (riferito al membro dei bambini delle dimensioni di un piccolo legume); Ciddone (termine foggiano); Cidduzza (dialetto catanese, usato per indicare il membro dei bambini o in tono sfottente un uomo con pene piccolo); Cillone; Cincio; Ciola (denominazione barese); Ciocca (da ciocco di legno); Ciolla (termine reggino); Ciollazza; Ciollone (sinonimo di minchione); Ciota (Nicotera), crotonese, savonese e siciliano); Cippa (da “ceppo”, anche “ceppa”); Cioppa; Ciuccio; Ciufello (espressione abruzzese); Coa (bassanese); Coda (bellunese); Comarello/Gomarello (cetriolo); Cosetta; Creapopolo (denominazione dialettale del gallaratese, peraltro ormai quasi totalmente in disuso); Creapopoli (denominazione dialettale toscana dell’empolese); Crescinmano; Cucco; Cumpagn mij (termine campano, “il mio amico”).

D
Daga, Dindolino, Dondolino; Dami(Toscana);

E
Egli; Esso; Estensibile

F
Flauto di pelle; Fava; Fratello; Fratellino (Dipende dalle dimensioni); Fringuello; Fallo; Fava; First; Flamberga; Fungia; Fratimo (espressione usata a Salento); Fravaglio (espressione napoletana); Finferlo (espressione veneta); Fusbana; Funchia; Fucile

G
Gingillo; Gioiello; Gigio; Grillo; Gemello siamese ; gommone ; Gelato; Gio; Gruengo (dialetto Tarantino)

I
Incursore calvo, Immane dardo, Ignobile fardello (nel caso in cui non ti si drizzi), Irtam (nome originario della cultura sannita), iomato

K
Klinz (altro termine del dialetto triestino)

L
Lui; Liben (forma dialettale bergamasca); Lucertolone

M
Marra (calabrese); Manfano (termine livornese); Manganello; Mangusta; Mastino; Mazza; Mazzarello (“O’ mazzarello” termine in dialetto napoletano); Mazzuolo; Mella (in Ticino); Meregola; Mentula (latino); Micciu (dialetto calabrese); Minchia; Minca (sardo campidanese); Mincia (dialetto sassarese); Mìncie (dialetto gaetano); Mincra (sardo nuorese); Micciu; Membro; Mastellone; Minella; Manico/manego (Veneto); Manico di Carne; Marruggio (termine messinese); Minipimer; Mitulo (dialetto perugino); Mago; Manübri (manubrio, in dialetto milanese); Mastazzolu; Merlo.

N
Nerchia; Nerbiu (termine sardo campidanese); Nerbu (termine calabrese); Nerv (termine sanseverese); Nervo

O
Osel (termine bergamasco); Oseo (termine veneto); Osillu (termine sardo); Organo;

P
Pacco; Il Padre (termine sannita); Padùlo; Palo; Papagno; Pascàl (termine napoletano, traduzione di Pasquale); Pendolo; Pene (termine proprio della lingua italiana); Pepe (termine avellinese); Perna; Pesce; Pesciolino; Pezzeo; Pialla; Pica (termine teramano); Picca (termine chietino); Picchio; Piciu o Picio (termine piemontese); Piciollu (termine calabrese); Pidicone; Pillòscia (tipico termine rossanese); Pilloni, Pillona o Pillone (cagliaritano); Pimperlo (termine altoatesino); Pinga o Pingone (termine proprio del foggiano); Pinguino; Pipì; Pipistrello; Pipo; Pippo; Pirillo; Pirla (termine del dialetto milanese); Pisarello (dialetto piacentino); Piscia (termine calabrese); Pisciòlo; Pisello; Piso; Pistello; Pistocchio; Pistola; Pistolino; Pistulìn (milanese); Pistulo; Pitone; Pitùlu (termine piemontese); Pittàforo; Pizza (termine in dialetto tarantino e dialetto salentino); Pozzollo; Propaina (dal dialetto di Spigno Saturnia: propaggine); Pupo; Pupparuolo; Puzzone (uccello, termine Logudorese);

Q
Quaglia; Quaccherone;

R
Randa; Randello; Ramazza; Renga; Righello

S
Salame; Salsiccia; Sasicce (usato nel napoletano); Scansapelo; Sciavarra; Scorticaculo; Sdavarra; Serpente con un occhio solo; Sferra; Sfondaranocchie; Sfondasfinteri; Siluro; Sleppa; Smanfro; Spaccafiche; Spaccasfinteri; Spaccatutto; Spada de foco (Mario Brega); Spaventapassere; Sperru (calabro ionico, gran coltellaccio); Spoderu (calabrese ionico reggino, specie di pesce); Stanga; Straffagghione (tarantino); Strione (usato nel foggiano, specie di pesce); Stroncafica; Suscella (dal dialetto di Spigno Saturnia: carruba); Svangafiche; Svangapapere; Svangapassere; Sventrapapere (Roberto Benigni); Sventrapassere.

T
Tarello; Terza gamba; Tega; Tomahawk; Totem; Tregghia; Traulo(termine in dialetto tarantino); Tamoco; Tamberlon (Trentino); Trapano; Trivella; Tronco; Troncocionco

U
Uccello, Ugello, Usèl (dialetto Emiliano e veneto occidentale);

V
Varra (dal pescarese); Verga; Verru; Vertula o Vertuluna; Verza; Vicilla (termine foggiano); Vignu; Vijozzu; Vulvometro; Vurpilu

W
Willy (espressione in origine di lingua inglese); Würstel

Z
Zibibbone; Zizì; Zazzà

Da:

Tempi duri: tienlo “duro” sì, ma nel preservativo (soprattutto se sei povero e precario)



Una nuova mail, farcita dei vostri pensieriosceni, è giunta calda calda stamani al mio indirizzo   di posta elettronica.

Da parte di un lettore che ha seguito “Servizio Pubblico” di Santoro, ieri sera. (Tra parentesi, eccovi il link al sito della trasmissione). La mail commenta l’intervento di un lavoratore dell’Ilva: e  suggerisce in due parole di smetterla con la procreazione. Soprattutto se prendi 800 euro al mese e tua moglie è disoccupata. O se sei un precario…

Leggiamo ‘sto pensiero osceno, va…

Di difficile interpretazione l'immagine.... E' una saggia preparazione all'atto...o il suo risultato?

Salve!  Ieri, giovedì 29 marzo, ho guardato in televisione la puntata di “Servizio Pubblico” dal titolo “Lo Stato Sociale”. Ebbene volevo scrivervi il mio pensiero in proposito ad una questione ivi sollevata…. E’ stata data la parola ad un signore, un lavoratore dell’Ilva mi pare, che lamentava di avere incassato soli 800euro quel mese, con una moglie inoccupata e due figli a carico. Non può provvedere alle loro necessità, al dentista, e neanche può comperare certi cibi che costano troppo… E poi ha definito “Assassini!” tutti quanti… Credo si riferisse al governo Monti, e alla Fornero in particolare. Vederlo così arrabbiato, con gli occhi di brace, e alterato all’inverosimile, con quelle urla d’odio, indirizzate verso altre persone chiamate “assassini” solo per il fatto che il nuovo mercato del lavoro non si confà alle sue esigenze  (ovvero mantenere una moglie che non lavora e dei figli che loro due hanno comunque voluto)… beh  questo atteggiamento mi ha fatto riflettere…Ma chi gli ha prescritto di procreare non potendoselo permettere? E prima ancora, di sposarsi? Purtroppo certe scelte esistenziali vanno fatte con estremo avvedimento. Invece tanta gente si imbarca in viaggi, senza possibilità di ritorno, come mettere al mondo due figli, sperando che ci siano i nonni a costituire una sorta di “rete di sicurezza” su cui se dovessero cadere dal trapezio comunque non si faranno male…oppure questa gente vorrebbe che le aziende fossero obbligate a tenersi i dipendenti che non gli convengono, e addirittura dovrebbero pagarli di più, solo perché questa gente ha DECISO di mettere al mondo dei figli. Ebbene questo mondo, come non mai prima d’ora, è un posto in cui riprodursi va valutato con estrema attenzione! Questo volevo dire…

Insomma la conclusione pare essere che far figli è un lusso che in pochi dovrebbero ormai concedersi!
La nonnetta usa alcuni condom come ditali...Speriamo non intenda ricorrervi dopo la ... sforacchiatura!

La nonnina usa alcuni condom come ditali... Speriamo non decida di impiegarli nottetempo, dopo la ... sforacchiatura!

Come “fottere” il macho! (semplice strategia)

Se avete a che fare con uomini macho, ovvero testosteronici, e un po’ li temete per la loro indole aggressiva, rapace, dominante, sicura, caparbia… ebbene sappiate che potete “fotterli” con estrema semplicità! Basta che portiate con voi una bella donna con la lingerie un po’ in mostra (anche solo delle foto di lei), ed il macho è praticamente bello che… fottuto!

Già poiché lo scioccone con tanto testosterone in corpo, sicuramente dispone di maggior vigore e aggressività, ma proprio per i troppi ormoni reagirà “eccessivamente” se esposto a stimoli sessuali. Più di altri uomini meno virili… E sarà soggiogato dall’ormone!

Leggete tutto, da Focus:

Per il macho l’affare peggiore è la donna in lingerie!
Una sbirciatina a una donna mezzo vestita è sufficiente a far “sballare” il modo di condurre in porto un affare. Almeno per gli uomini con alti livelli di testosterone.

Potrebbe essere una nuova tattica di business: prima di andare a concludere un affare mettersi in tasca qualche foto sexy da mostrare alla controparte, sperando che questa sia un vero macho.
Sì perché, secondo un esperimento condotto da alcuni ricercatori belgi, gli uomini con alti livelli di testosterone, alla vista di una bella donna possibilmente in lingerie, sono più facilmente influenzabili nelle loro decisioni. E più propensi ad accettare situazioni economicamente svantaggiose.

Testa e testosterone. All’università di Lovanio (Belgio) gli economisti Bram Van den Bergh e Siegfried Defitte hanno chiesto ad alcuni uomini di giocare a spartirsi una somma di denaro fra loro con delle contrattazioni. Durante il gioco, i volontari con livelli di testosterone più alti si sono distinti per la loro intransigenza nella contrattazione, intenzionati a giocare duro fino ad ottenere la massima somma di denaro. Ma dopo aver visto alcune foto di donne in biancheria intima, i “testosteronici” hanno iniziato ad abbassare le proprie pretese, accontentandosi di pochi soldi ma subito.

Prospettive più allettanti. Secondo i ricercatori, i partecipanti con livelli alti di testosterone si sono dimostrati molto più vulnerabili alle immagini piccanti (e meno razionali) perché probabilmente gli ormoni hanno influito sulla loro concentrazione: si sono rilassati e distratti e così si sono preoccupati meno del guadagno. O ancora, si tratta sempre di supposizioni, il testosterone li ha indotti ad “assaporare” la prospettiva di un accoppiamento, portandoli ad agire d’impulso: meglio una ricchezza immediata seppur modesta, pur di avere qualcosa.
Occhio alle dita delle mani. Per scoprire se anche voi rischiate di essere ipersensibili a commesse discinte o troppo sexy potete valutare il vostro livello di testosterone con il medesimo metodo – un po’ sommario ma “a portata di mano” di tutti – utilizzato dai ricercatori: guardatevi le dita della mano. Se l’anulare è leggermente più lungo dell’indice vuol dire che il vostro testosterone è alto.

Caro macho sei “fottuto” !!! E voialtri tenetelo presente, tutto questo, quando dovete affrontarne uno….

Da:

Credi di saper usare Google per le tue ricerche? ( Ma va: scommetto che sei un pivello! )

 

Se anche voi come me siete interessati a googlare nella maniera più efficiente e vantaggiosa possibile allora dovete essere messi al corrente di quanto segue.

Io stesso ci sono arrivato avendo la necessità di cercare dei tutorial sul marketing in formato pdf o doc.

Per effettuare la ricerca dovrete scrivere:

tutorial marketing  filetype:doc OR filetype:pdf

dove

  • filetype:  indica l’estensione dei documenti da restituire
  • OR equivale a “o” tra le parole immediatamente adiacenti

Ecco gli operatori più utili:
  • Le virgolette:  ” ” . Usarle per cercare una frase esatta. Ad esempio se si vuol cercare Mi nonno in carriola dovrete racchiudere tra virgolette: “Mi nonno in cariola”. Altrimenti vi verranno presentate tutte le pagine che contengano la parola nonno e carriola in qualunque frase.  (Inoltre le virgolette possono essere usate per spingere google a cercare anche termini che il suo motore ignorerebbe: ad esempio il carattere I. Se volete cercare Star Wars I scriverete Star Wars “I” )
  • L’ asterisco: * . Usarlo per sostituire una o più parole in una frase racchiusa tra virgolette. Ad esempio “Mi * in carriola” vi restituirà tutte le pagine web che contengono le frasi: Mi nonno in carriola oppure Mi zio in carriola oppure Mi madre e mi nonna in carriola
  • L’operatore meno :   .  Usarlo per far precedere tutte le parole che non volete appaiano nei risultati. Dunque:  “Mi * in carriola-zio -madre -nonno escluderà alcuni dei risultati non voluti. Ovvero non avrete nei risultati le pagine web contenenti le frasi: Mi nonno in carriola oppure Mi zio in carriola oppure Mi madre e mi nonna in carriola 
  • L’operatore OR. Usarlo al posto di “o”, ovvero una o l’altra delle parole immediatamente adiacenti. Scrivete OR maiuscolo! “Mi nonno OR nonna in carriola” vi restituirà solo le pagine che contengono: Mi nonno in carriola  e Mi nonna in carriola
Un’altro strumento che ho trovato utile per il Google File Search, ovvero la ricerca di file su Google, è il seguente. Si possono sfruttare le directory non protette sul web con il comando intitle:”index of” seguito da parole chiave per ciò che si cerca:
intitle:”index of” marketing pdf OR doc

si cercano (ottimisticamente) le pagine con link a file di tipo pdf o doc contenenti la parola marketing.
Spero vi sia utile. (Sicuramente lo sarà a me come promemoria!)
P.S. : Ah, dimenticavo di dire che – se volete solo risultati in lingua madre -dovrete ovviamente selezionare l’opzione “Pagine in italiano” 🙂

Da:

  1. http://www.googleguide.com/category/overview/
  2.  http://googlesystem.blogspot.it/2007/07/google-file-search.html

Lo so, lo so, e lo so: la gente non vi piace. Ma dovete calarvi nella loro mentalità (se volete fare i Cool Hunter) !

Quello che segue è l’articolo tratto da www.ninjamarketing.com in cui mi sono imbattuto mentre cercavo notizie varie sul fantastico mondo del marketing, per scopi personali.  Lo so che la gente non vi piace, e che non siete minimamente interessati a comprendere i loro valori e le loro motivazioni… a meno che non possiate farlo per trarne profitto. E allora diventate dei fighissimi Cool Hunter, no?

Di cosa si tratta? Leggete qui di seguito tutto sul Cool Hunting, ovvero la Caccia di Nuove Tendenze

Cool – Figo, di tendenza: in inglese significa freddo ma, se ci pensate bene il nesso c’è: una cosa figa è una novità, un qualcosa di fresco perché appena pensato e creato – e poi nei paesi anglosassoni si usa cool per dire figo ormai da secoli !

Hunting – Caccia, da cui Hunter=Cacciatore: nel senso di ricercare, scovare, intercettare.

Cool Hunter – Cacciatore di tendenze

Semplice, no ? Bene, ora dimenticatelo!

La questione è molto più semplice e meno ludica di quello che sembra. Un mattino di primavera del 1997, quel gran simpaticone di Malcom Gladwell, dopo una notte passata a rimuginare sull’economia in mutamento dei grandi brand e la neonata pratica di saccheggiodalla strada, si sveglia e inventa la parola cool hunter. Lui, che sa perfettamente di cosa sta parlando, da studioso ed esperto dei mutamenti sociali qual è, probabilmente era ignaro dell’eco che tutto ciò avrebbe generato.

E da allora giù con articoli e dibattiti sulle testate americane più famose – TimesNew Yorker,SundayVogue, etc. – per parlare di questa nuova professione e del fatto che ci fossero personaggi particolarmente intuitivi e trendy che passeggiando per le strade di tutto il mondo riuscivano a percepire, con largo anticipo, quali sarebbero stati i futuri prodotti di successo. Fino a Naomi Klein ( 2001 ) che, attraverso il suo pluricitato libro No Logo, ha fatto conoscere anche a noi italiani questo termine – con conseguenti dibattiti di carattere etico, che ora non sto qui a riportare.

Il punto è che grandi multinazionali come Disney, CocaCola, Nike, effettivamente hanno iniziato a pagare fior di quattrini per visionare i report delle agenzie di cool hunting, innalzando in questo modo ancor più l’immagine e l’aura di mito che aleggiava attorno alla figura dei cool hunter.

Sensitivi semiotici, rabdomanti, profeti di stile e neologismi a non finire: il tutto per riuscire a dare un nome a coloro che sembravano in grado di predire il futuro !

Ma la realtà è un’altra !

L’immagine del cool hunter che va in giro per il mondo con la macchina fotografica e il taccuino per prendere appunti resta solo un’idea romantica. Sono sottigliezze complicate da spiegare, ma il punto é che forse sarebbe più corretto parlare della pratica del cool hunting, piuttosto che dell’individuo-cool hunter.

Fare cool hunting non significa altro che saper respirare lo spirito del nostro tempo.

Significa analizzare il presente per capire dove sta andando e come si sta muovendo la società, cosa le piace e cosa cercherà in un prossimo futuro: è in un certo senso anticipazione che non vuol essere però predizione, d’altronde non potrebbe esserlo.

I cool hunter non sono profeti né sensitivi, bensì persone in grado di parlare il linguaggio del nostro tempo, di vedere e cogliere segni che apparentemente sembrano nascosti. Sanno muoversi tra i vari dispositivi culturali di cui la società dispone, sanno interpretarne i ritmi. Il loro compito è essenzialmente catturare il messaggio latente e decodificarlo, dare risalto a qualcosa che già esiste ma che non è ancora un bisogno, un desiderio determinato.

Questa pratica, a metà strada tra l’antropologia e l’analisi di marketing, è ormai utilizzata da moltissime aziende che hanno bisogno di cogliere in anticipo le tendenze del mercato. E’ quel che fanno tanto gli uffici marketing di un’impresa, quanto le agenzie di cool hunting o gli istituti di ricerca – e credetemi, sono tanti !

E’ il cambiamento degli scenari socio-culturali che lo ha voluto e, il sistema non ha fatto altro che adeguarsi. Così come è accaduto con il guerrilla marketing, il viral marketing e lostickering: cambiato il consumatore e il suo linguaggio, è cambiato anche l’approccio dei brand e il loro linguaggio. Non esistono più target, ma singole personalità, o nei casi più fortunatitribù, da decodificare e capire, per poi farsi capire.

Il vero significato del fare cool hunting non è andare alla ricerca della figata del momento ma, entrare nella società, calarsi all’interno e dall’interno capire qual è il linguaggio più adatto per comunicare con essa. Al di là di ciò che è o non è cool!

Non possiamo più pensare di intenderla in questo modo. Quel meccanismo di presuntospionaggio non è più al passo coi tempi. Il vero cool hunting, se abbiamo accettato di chiamarlo così, muta col mutare dei tempi e oggi, quando tutto si muove ormai alla velocità della luce, dobbiamo spazzar via il cool hunter-guru e decretarne la morte, anzi, considerare l’idea che probabilmente siamo già tutti potenziali cool hunter!

La Rete, grazie alla gente che ha voglia di dire, scoprire e passare informazione e conoscenza il prima possibile e ovunque nel mondo e grazie, anche, alle sue caratteristiche di condivisione e collaborazione del sapere, ha reso accessibile a tutti le medesime informazioni. In qualsiasi momento vogliamo, tutti noi, abbiamo accesso agli stessi mezzi e alle stesse modalità di comunicazione e, il più delle volte, il nostro modo di agire somiglia molto al fare cool hunting!

Ora, se volete chiamarli cool hunter, fatelo pure – anche per il piacere di coloro che vi diranno:Cul-…che? Ah ah ah! – ma tenete bene a mente quanto detto fin ora cercando di dare il giusto peso e il giusto significato al tutto.

Da Kokoro, con l’umile intento di far chiarezza.

Approfondimenti

Per leggere di più sull’argomento, per sapere chi pratica ufficialmente cool hunting, quali sono le agenzie e gli istituti di ricerca più conosciuti e chi sono i big clients che se ne servono, date uno sguardo ai links qui sotto.

Articoli

Agenzie di Cool Hunting e Istituti di Ricerca

Cool Hunting in Rete

Altri articoli sull’argomento:

Ti senti meglio quando accendi la sigaretta? (Forse sei un minchione)

 

Inutile parlare dei danni causati dal fumo. Li conoscete tutti. Ma nonostante questo continuate a fumare…

Il motivo principale è che fumando sperimentate l’illusione di controllare il vostro benessere psicofisico. Siete voi, col gesto di accendere la sigaretta, a “darvi” il benessere. Peccato che con la dipendenza da nicotina abbiate innescato un meccanismo perverso. Quale? Quello semplicissimo di porvi volontariamente al di sotto della soglia abituale di benessere psicofisico per riportarvi a livelli (più) “normali” quando vi accendete la vostra fantastica bionda!

Ripeto: Con la dipendenza da nicotina state sempre “peggio” di chiunque non fumi, tranne nei momenti in cui fumate. E così avete l’illusione di essere voi a decidere del vostro benessere, ad esserne gli artefici, a sapervelo somministrare autonomamente. In realtà, placando l’astinenza state soltanto calmando uno stato di malessere. Non accedete certo ad uno stato di benessere! Ma il fatto di sembrare gli artefici di questo miglioramento della vostra condizione vi fa sentire “potenti”. Autonomi. Forti.  Ecco perché fumate!

Guardate il grafico qui sotto. Esso mostra il confronto tra il livello di benessere di un “non fumatore” e quello di un “fumatore” in un certo intervallo di tempo.

Il livello di benessere del “non fumatore” è indicato con la linea blu ed è sempre costante nel tempo (valore fisso pari a 100). Mentre il “non fumatore” sta bene sempre, il “fumatore” sta bene solo nei primi minuti successivi alla fumata. I punti indicati con il pallino verde indicano il momento in cui il fumatore sta fumando la sua sigaretta, quindi il momento in cui il suo livello di benessere psicofisico ritorna ad un valore normale (indicato con 100). Ma gradualmente, col passare dei minuti dall’ultima sigaretta, il livello di benessere psicofisico del fumatore inizia a scendere perché viene a diminuire una sostanza (la nicotina) dalla quale il suo organismo è dipendente. La curva del fumatore è sinusoidale, cioè scende per poi risalire, come un’onda. Si intuisce come per gran parte del tempo il fumatore si trovi al di sotto della soglia di normalità. Esclusi quei pochi minuti in cui il livello di nicotina nel sangue è massimo, per il restante periodo della giornata il fumatore è in uno stato deficitario e comunque ad un livello di benessere inferiore rispetto a quello che avrebbe se fosse un “non fumatore”.

Pensate ai soldi che risparmiereste, pensate alle malattie che evitereste o – soprattutto – alla beffa di cui abbiamo parlato in questo post e vi sarà più semplice dare un calcio nel sedere al vizio del fumo…

Da:

  1. http://www.smetto-di-fumare.it/giorno1/pag10.htm

Vostri pensieri osceni: senza Art.18, saranno finalmente i giovani a occuparsi dei genitori!

 

In risposta al post sulla riforma del lavoro mi ha scritto un lettore. Brontolo68, così si firma, in particolare osserva che le sforbiciate varie date all’Articolo 18 di fatto porterebbero ad una situazione migliore di quella attuale.

Eccovi quello che scrive:

Gentile PensieriOsceni, ho letto con interesse il suo articolo sulla riforma del lavoro, come pretendono di attuarla. Cito alcuni passaggi del suo post: “..la riforma delle pensioni condanna le imprese a tenere i lavoratori anziani, demotivati e poco produttivi, fino a 67 anni. Facilitando i licenziamenti economici si fornisce l’incentivo a liberarsene per sostituirli con altri, più giovani e più economici. I cinquantenni di oggi rischiano quindi di trovarsi senza lavoro, senza pensione e con pochi ammortizzatori sociali, “esodati” […]. D’accordo, i cinquantenni di oggi hanno avuto una vita più facile di quella dei loro figli. Ma sostituire un’emergenza sociale con un’altra non sarebbe un gran risultato.

L’emergenza sociale sostituita è che i giovani, per quanto iperlaureati, di oggi non trovano lavoro e vivono sulle spalle dei genitori. L’emergenza sociale che si avrebbe se con  la riforma ci si liberasse proprio di “questi” genitori è che i figli iperlaureati lavorerebbero, e dovrebbero occuparsi loro dei genitori più anziani… Mi pare già un buon passo avanti, anzi due passi avanti, anzi 3:

1, che i giovani possano finalmente accedere al mondo del lavoro. Mettano a frutto le competenze acquisite con lo studio, e non vivano il disagio esistenziale e la frustrazione di essere tagliati fuori da quello per cui si sono sacrificati, perché tutti i posti sono già stati saldamente occupati. Spesso da gente improduttiva, parcheggiata in quei posti da decenni, ovvero da quando con la raccomandazione hanno occupato le scrivanie a cui siedono, spavaldi e -finora almeno- sicuri di restarci a vita!…

2, che siano i giovani -nel pieno delle forze- ad occuparsi dei genitori e non il contrario.

3, che si faccia piazza pulita di tutta quella feccia di raccomandati entrati e parcheggiati a vita nelle aziende. Si spera che i più in là con gli anni di loro, abbiano perso qualunque gancio decenni prima li avesse fatti entrare “per conoscenza” in una delle varie aziende. Finora non poteva essere facilmente defenestrato, anche se come quasi sempre accade si tratta di soggetti oltre che raccomandati pure improduttivi e strafottenti. Ora un calcio nel sedere di quelli senza possibilità di appello né ritorno spero non glielo risparmino, a questa feccia raccomandata che purtroppo pure nella mia azienda mi tocca vedere ogni giorno con disgusto…e che mentre io mi rompo la schiena loro stanno tutto il tempo a chiacchierare e a fumare… e non fanno “nulla” dalla mattina alla sera!

Saluti

Bisogni e valori (studio sugli adolescenti; e voi come siete messi?)

Schwartz e Bilsky (1987) considerano i valori come rappresentazioni cognitive di tre tipi di bisogni universali:

  1. bisogni biologici,
  2. bisogni di interazione sociale,
  3. bisogni di benessere e sopravvivenza dei gruppi.

I primi fanno riferimento alla natura biologica dell’organismo, i secondi alle domande di natura sociale, necessarie al coordinamento e all’armonia degli scambi interpersonali, i terzi agli obblighi socio-istituzionali su cui si fondano il bene comune e la sopravvivenza della società .

I valori, quindi, sono credenze cariche dal punto di vista affettivo e frutto di interessi particolari o generali, sviluppate in tutte le società umane per soddisfare queste tre esigenze degli individui e della collettività.

Nel dettaglio, l’insieme dei dieci tipi di valori individuati nella versione più recente della teoria di Schwartz (1992), sono:

  1. Auto-direzione (“Self-Direction. Indipendent thought and action; choosing, creating, exploring”): fa riferimento al grado di indipendenza che si adotta nel modo di pensare e di agire. Si riferisce a valori come “la possibilità di esprimere la propria creatività, di scegliere e di esplorare”. Alcuni dei valori di auto-direzione sono la creatività, la libertà, la possibilità di scegliere i propri obiettivi, la curiosità, l’indipendenza.
  2. Stimolazione (“Stimulation. Excitement, novelty and challenge of life”): si riferisce all‟importanza che si da nella propria vita alle emozioni, all‟eccitamento, alla novità e al cambiamento .
  3. Edonismo (“Hedonism. Pleasure and sensuous gratification for oneself”): si riferisce a quei valori legati alla sfera del piacere e della gratificazione personale dei sensi.
  4. Successo (“Achievement. Personal success through demonstrating competence according to social standars”): si riferisce all‟importanza che si da al successo personale e quindi, all’acquisizione e dimostrazione di quelle “competenze” richieste dagli standard sociali del contesto culturale di appartenenza, al fine di ottenere l’approvazione sociale.
  5. Potere (“Power. Social Status and prestige, control or dominance over people and resources”): fa riferimento all’importanza che si da allo status e al prestigio sociale, alla possibilità di controllare o dominare le persone e le risorse.  Al fine di giustificare questo aspetto caratterizzante della vita sociale e di motivare i membri dei gruppi ad accettarlo, è necessario che il potere venga considerato dagli attori sociali come un valore. Autorità, ricchezza, potere sociale, una buona immagine pubblica, prestigio sociale sono alcuni dei valori legati alla sfera del potere.
  6. Sicurezza (“Security. Safety, harmony and stability of society, of relationships, and of self”): si riferisce a quei valori legati alla stabilità e alla conservazione della società, delle relazioni e di sé stessi. Ad una vita dedita ai cambiamenti, all‟avventura e alle forti emozioni si predilige la conservazione dell‟equilibrio. I valori della sicurezza derivano da bisogni individuali e di gruppo (Kluckhohn 1951; Williams 1968) ed è possibile individuarne due diverse tipologie: quelli legati principalmente ad interessi individuali (ad es. salute) e quelli che si riferiscono ad interessi collettivi (ad es. sicurezza nazionale). Fra i valori legati alla sicurezza, Schwartz individua l’ordine sociale, la sicurezza della propria famiglia, la sicurezza nazionale, lo scambio di aiuti e favori (reciprocation of favors), la pulizia (clean), la salute, il senso di appartenenza (sense of belonging).
  7.  Conformismo (“Conformity. Restraint of actions, inclinations, and impulses likely to upset or harm others and violate social expectation or norms”): si riferisce ai valori che presuppongono la limitazione delle proprie azioni, delle inclinazioni e dei propri impulsi per non danneggiare gli altri o violare le aspettative o le norme sociali. Fra i valori legati al conformismo Schwartz cita l’obbedienza, l’autodisciplina, la gentilezza, il rispetto dei genitori e degli anziani.
  8. Tradizione (“Tradition. Respect, commitment, and acceptance of customs and ideas that traditional culture o religion provide the self”): fa riferimento ai valori del rispetto e dell‟accettazione dei costumi e delle idee della cultura o religione di appartenenza. I comportamenti legati alla tradizione sono simboli della solidarietà di gruppo, espressione della sua unicità e del suo valore, e presumibilmente fungono da garanzia per la sua sopravvivenza. Fra di essi, Schwartz individua il rispetto per le tradizioni della cultura a cui si appartiene, l’umiltà, la lealtà e la devozione, l’accettazione della propria sorte nella vita.
  9. Benevolenza (“Benevolence. Preserving and enhancing the welfare of those with whom one is in frequent personal contact (the in-group)”): fa riferimento a quei valori che spingono gli individui a preoccuparsi ed occuparsi del benessere delle persone con le quali hanno frequenti relazioni interpersonali. I valori della benevolenza sono legati al bisogno di promuovere interazioni sociali positive al fine di preservare il benessere dei gruppi sociali di appartenenza (Kluckhohn 1951; Williams 1968) e al bisogno di appartenenza. Fra i valori di questa sfera individuati da Schwartz vi sono l’essere disponibili, la fedeltà e la lealtà,l’onestà, l’essere responsabili, la capacità di perdonare, la tendenza a stringere rapporti di amicizia forti e sinceri e rapporti sentimentali stabili e maturi.
  10. Universalismo (“Universalism. Understanding, appreciation, tolerance, and protection for the welfare of all people and for nature”): si riferisce a quei valori che ispirano negli individui sentimenti e atteggiamenti di comprensione, apprezzamento e protezione verso il benessere dell‟umanità e della natura in generali.
I dieci tipi di valore, inoltre, possono essere raggruppati in due grandi categorie valoriali fondamentali:
  1. Apertura al cambiamento vs Conservatorismo: questa categoria riflette il conflitto fra l’enfasi sull’individualismo, la libertà soggettiva, l‟indipendenza del proprio comportamento e delle proprie idee (Auto-direzione e Stimolazione) e la preferenza, invece, per l’osservanza della tradizione al fine di assicurare all’uomo e alla società l’equilibrio di cui hanno bisogno (Conformismo, Tradizione e Sicurezza);
  2. Autoaffermazione vs Autotrascendenza: questa categoria contrappone la ricerca del successo personale e la tendenza ad esercitare il dominio sugli altri considerandoli unicamente un mezzo per il raggiungimento dei propri obiettivi (Potere e Successo), all’impegno per promuovere ed accettare il benessere, la prosperità in riferimento non solo a sé stessi e alle persone vicine, ma all’intera umanità (Universalismo e Benevolenza);

Il valore Edonismo non si colloca in nessuna delle due dimensioni. Dai risultati di diverse ricerche empiriche infatti esso sembra inserirsi talvolta nella categoria “apertura al cambiamento”, altre volte nella categoria “auto miglioramento”.

Schwartz elabora un modello circolare dei valori (“modello quasi-circomplesso modificato”) al fine di rappresentarne le specifiche relazioni dinamiche. La struttura circolare del modello è una rappresentazione dell’organizzazione concettuale dei valori in diverse aree motivazionali e del loro rapporto di compatibilità o opposizione.

Nel modello ciascun valore occupa una precisa posizione, a partire dall’appartenenza alle due categorie Apertura al cambiamento vs Conservatorismo e Autoaffermazione vs Autotrascendenza e alla sua relazione specifica con gli altri valori. Come già sottolineato solo il valore Edonismo non sembra assumere una posizione precisa nell’area circolare.

I diversi valori vengono, dunque, messi in relazione reciproca in base alla loro conflittualità o compatibilità, derivante dalla posizione reciproca di vicinanza o lontananza nel modello stesso. Più i valori sono vicini fra di loro nel modello circolare e maggiore sarà la loro compatibilità, all’aumentare della loro distanza invece aumenterà la loro conflittualità.

La struttura circolare su cui sono collocati i valori rappresenta un continuum motivazionale in cui, come già sottolineato, le motivazioni dei valori adiacenti sono più simili fra di loro, mentre quelle dei valori lontani tendono a differire. I valori adiacenti lungo la circonferenza e appartenenti alla stessa area (ad es. universalismo e benevolenza, entrambi appartengono all’area dell’ autotrascendenza) sono più compatibili e, da un punto di vista motivazionale, più simili rispetto a i valori in posizione adiacente ma appartenenti ad aree diverse (ad es. universalismo e auto-direzione, il primo appartiene all’area dell’ autotrascendenza, il secondo all’area dell’apertura al cambiamento).

Nel loro complesso gli adolescenti italiani pare valorizzino in particolare l’autonomia, la libertà di pensiero e di azione (Autodirezione), la ricerca del piacere personale, del divertimento (Edonismo) e di sfide/novità stimolanti (Stimolazione). Autodirezione, Edonismo e Stimolazione rientrano nei domini valoriali dell’ Apertura al cambiamento e sono quelli a cui gli adolescenti attribuiscono maggiore importanza. Nel contempo, essi riconoscono come importanti anche i valori dell’ Universalismo e della Benevolenza, entrambi rientranti nella dimensione sovraordinata dell’ Autotrascendenza, ossia dell’accettazione degli altri e dell’impegno per il loro benessere. Potere, Sicurezza, Tradizione e Conformismo sono, invece, i valori meno rappresentativi degli adolescenti d’oggi. Essi, probabilmente per la loro ancora giovane età, sembrano preoccuparsi poco della carriera, del potere e dell’affermazione sociale e a livello generale si sentono poco legati alle idee e alle usanze della cultura di appartenenza, essendo maggiormente proiettati, come già sottolineato, verso la novità e il cambiamento…

Da:

  1. Tesi: “Adolescenti e media values: uno studio sulla rappresentazione deivalori nei programmi televisivi più popolari fra gli adolescenti” di Rebeca Andreina Papa.

La nuova riforma del lavoro in 4 punti

 

Questo è il contenuto della riforma, a oggi.

Vorrebbero la Fornero addirittura... al cimitero!

Va preso con le molle, perché sappiamo quanto può essere modificato – e persino stravolto e ribaltato – nel percorso di approvazione parlamentare.

Il contratto “dominante”
Il centro della riforma, ha detto il ministro Fornero, è il contratto a tempo indeterminato come contratto “prevalente” e “dominante” sugli altri. Oltre i 36 mesi di lavoro ogni contratto a tempo determinato diventa automaticamente a tempo indeterminato. Non sarà più possibile fare stage dopo la laurea, definiti dal ministro Fornero «lavoro non retribuito». L’ingresso dei giovani fino a 29 anni nel mondo del lavoro avverrà con un “contratto di apprendistato”, che diventa “contratto di inserimento” per chi ha più di 29 anni. L’apprendistato non potrà durare più di tre anni e dovrà prevedere un percorso di formazione: in caso di mancata assunzione, le competenze del lavoratore saranno comunque certificate.

Per l’intera durata dei contratti a termine, le aziende pagheranno un 1,4 per cento aggiuntivo di tasse. Queste tasse saranno restituite in caso di assunzione a tempo indeterminato del lavoratore – il “premio di stabilizzazione” – altrimenti andranno a finanziare l’ASPI, altra novità introdotta dalla riforma. Il rischio è che durante i contratti a termine l’aumento delle tasse possa essere pagato dallo stesso lavoratore, come già avvenuto in passato, visto che questo è privo di capacità negoziale sull’importo del suo stipendio.

Attrice consumata, o i frigni sono spontanei?

Che cos’è l’ASPI
L’acronimo sta per Assicurazione Sociale Per l’Impiego ed è tecnicamente un ammortizzatore sociale, uno strumento di sostegno del reddito per chi perde il lavoro. Sostituirà a partire dal 2016 l’indennità di mobilità e di disoccupazione ordinaria e sarà, nella definizione del governo, “universale”: coprirà anche i lavoratori con meno anni di esperienza e quelli che hanno contratti atipici e precari, finora esclusi da qualsiasi ammortizzatore sociale (nonché apprendisti e artisti dipendenti).

I lavoratori con due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro negli ultimi due anni potranno avere accesso a un assegno mensile da massimo 1.119,32 euro lordi, che si ridurrà del 15 per cento dopo 6 mesi e di un altro 15 per cento dopo altri 6 mesi. L’erogazione potrà durare fino a un anno per chi ha meno di 55 anni, 18 mesi per chi ha più di 55 anni.

Tutti i lavoratori contribuiranno a finanziare l’ASPI: l’1,4 per cento chi ha un contratto a tempo indeterminato, il 2,8 per cento chi ha un contratto precario (realizzando il meccanismo di incentivi e disincentivi di cui al paragrafo precedente). La sovrattassa sui contratti a termine non sarà applicata ai contratti stagionali, tipici delle aziende commerciali e turistiche. Le piccole imprese continueranno a godere di un regime agevolato, verseranno lo 0,40 per cento e non l’1,4 come le grandi imprese.

L’ASPI entrerà in vigore soltanto nel 2016 e “in regime transitorio” per dare il tempo ai lavoratori anziani oggi in mobilità di arrivare alla pensione, grazie anche ai contributi aziendali. La riforma degli ammortizzatori sociali non tocca la cassa integrazione ordinaria, quella straordinaria viene limitata alle aziende in ristrutturazione. Viene superata invece la cassa integrazione in deroga, introdotta nel 2009 per estendere i sussidi alle piccole imprese escluse dalla cassa integrazione. L’ASPI vorrebbe essere la concretizzazione del cambio di approccio del governo, dalla tutela del posto di lavoro alla tutela del lavoratore. Secondo il ministro Fornero l’ASPI arriverà a coprire 12 milioni di lavoratori, dove gli attuali strumenti ne coprono 4.

L’articolo 18
Le norme sui licenziamenti – anche, ma non solo, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – vengono modificate dalla riforma. Il governo ha detto di non avere intenzione di tornare sul tema, che considera “chiuso”. Di fatto esisteranno tre fattispecie diverse di licenziamenti, con tre trattamenti diversi ( i sindacati hanno chiarito che i lavoratori statali, non si capisce bene per quali ragioni, sono esclusi dall’applicazione delle norme):

Dicriminatorio –  si verifica quando un lavoratore viene licenziato per le sue idee politiche o per l’attività svolta dentro o fuori la sede di lavoro. Dicriminatorio anche il icenziamento per religione, razza, lingua o sesso. Il governo prevede, in questo caso, la nullità del licenziamento: a meno che lo stesso lavoratore non opti per un indennizzo. Su questo punto sono d’accordo anche le parti sociali.

Disciplinare – Attualmente, per arrviare a un licenziamento per motivi disciplinari, è necessario che la violazione sia di una certa entità, questo tipo di allontanamento scatta anche quando il lavoratore commetta un illecito penale. Ecco come il governo intende modificare il licenziamento disciplinare: se il giudice accerta la mancanza di una giusta causa, scatta l’applicazione del modello tedesco: se il motivo è inesistente o non è così grave da prevedere un licenziamento, il magistrato può indennizzare il lavoratore illegittimamente licenziato con un numero di mensilità che va tra i 15 e i 27. Su questo punto le posizioni tra le parti sociali si diversificano: le imprese giudicano eccessivi i 27 mesi di indennità: La Cisl e la Uil sono d’accordo con la proposta Fornero, la Cgil è contraria.

Economico – Attualmente, alla base del licenziamento per motivi economici ci dev’essere un giustificato motivo oggettivo inteso come “le esigenze tecniche, produttive, o organizzative” che portano l’impresa alla soppressione di uno o più posti di labvoro. ma comunque entro il limite di quattro. Oltre questa soglia scatta il licenziamento economico collettivo che è regolato da una procedura particolare ed è determinato dalla riduzione dell’attività di impresa o della sola attività di lavora. Per il governo, quando il giudice accerta che il licenziamento di un dipendente è stato stabilito senza giusta causa oggettiva, nel senso di motivi economici legati a ragioni organizzative come l’introduzione di macchinari che necessitano di minori risorse umane, è previsto un solo indennizzo economico compreso tra 15 e 27 mensilità. Contrari gran parte dei sindacati: prevedere un semplice indennizzo e non – com’è previsto oggi – il reintegro in caso il giudice accerti l’assenza di motivi economici. Contraria la Cgil, mentre Cisl e Uil si sono dette d’accordo.

E' la fine dei lavoratori 50enni? In pensione più tardi e rischiano di esser buttati fuori dalle aziende più facilmente...

Tutto il resto
Saranno introdotti “vincoli stringenti ed efficaci”, ha detto il ministro Fornero, per evitare gli abusi sui contratti a progetto e intermittenti. Se i lavoratori a partita IVA avranno prestato servizio per un unico committente per sei mesi, scatterà automaticamente il contratto di lavoro subordinato. Il divieto di far firmare le dimissioni in bianco ai lavoratori viene rafforzato da meccanismi che ne impediscano l’aggiramento (la norma riguarda soprattutto le lavoratrici donne). Le associazioni in partecipazione saranno ammesse solo per i familiari di primo grado. Saranno introdotti in via sperimentale i congedi di paternità obbligatori, dice il ministro Fornero, «per far cambiare la mentalità: la maternità non è un fatto solo di donne».

Un commento da Il Fatto Quotidiano:

Il presidente Napolitano spiega ogni giorno quanto è buona e necessaria la riforma del mercato del lavoro presentata dal governo. Qualche domanda però è lecita. Davvero svuotare l’articolo 18 è necessario per far ripartire la crescita e rassicurare i mercati? Sembra di no: gli economisti non sono riusciti a dimostrare che le imprese italiane restano nane per non superare la soglia dei 15 dipendenti che fa scattare l’articolo 18, gli investitori stranieri sono più spaventati dalla camorra, dalla mafia, dalla burocrazia e dalla politica più che dai giudici del lavoro, l’aumento di produttività dovuto al timore del licenziamento difficilmente compenserà anni di investimenti troppo bassi da parte delle imprese. I mercati non sembrano folgorati: ieri lo spread è salito da 287 a 302 punti. Possiamo almeno dire che è una riforma equa, che toglie ai vecchi per dare ai giovani, distribuendo tra generazioni il peso della crisi? In parte. È vero che finora l’insofferenza delle imprese per la rigidità del mercato del lavoro italiano è stata scaricata sui precari. E la riforma del governo Monti, va sottolineato, introduce novità rilevanti a difesa dei lavoratori più fragili: basta con le false partite Iva, contratti precari più costosi per le aziende, spinge verso il canale dell’apprendistato che dovrebbe evitare l’eterna reiterazione dei contrattini a progetto.

Però c’è il contesto: la riforma delle pensioni condanna le imprese a tenere i lavoratori anziani, demotivati e poco produttivi, fino a 67 anni. Facilitando i licenziamenti economici si fornisce l’incentivo a liberarsene per sostituirli con altri, più giovani e più economici. I cinquantenni di oggi rischiano quindi di trovarsi senza lavoro, senza pensione e con pochi ammortizzatori sociali, “esodati”, come quelli (oltre 200 mila) travolti dalla riforma Fornero per aiutare i quali il governo non riesce a trovare le risorse. D’accordo, i cinquantenni di oggi hanno avuto una vita più facile di quella dei loro figli. Ma sostituire un’emergenza sociale con un’altra non sarebbe un gran risultato.

Da:

  1. www.ilpost.it
  2. Stefano Feltri
  3. www.liberoquotidiano.it

L’importanza dei modelli (se ovunque trovi gente che non ti piace né t’ispira…)

 

Dei modelli? Ma quali modelli? Quelli delle passerelle? …

Eh, no!

Ma andiamo per gradi….

Ti volti a destra. Ti volti a manca. Ti guardi indietro. E pure davanti, guardi. Ma niente… Nisba!  A casa, ci sono quei coinquilini arenati. In ufficio i colleghi stantii. Per strada le nuove generazioni ti fanno venire i brividi. E ti si aggroviglia pure l’intestino per la rabbia che ti fanno… In televisione, in politica, e su… e giù… Insomma, ovunque o quasi vedi gente che non ti piace e non ti ispira…

Hai bisogno di una boccata di ossigeno. Un’iniezione di fiducia. Una pozione rinvigorente per la tua anima un pochino ambiziosa…

Ed allora rivolgiti ai tuoi modelli! Alla gente che ti ispira. Alle parole che ti mettono il fuoco nelle vene. Ai film che ti motivano. Ai libri che ti caricano d’energia con il loro messaggio…

Insomma rivolgiti ai tuoi modelli!

Ogni tanto “riprendo fiducia” nel mondo guardando  M A D O N N A … Rivedo i video, i film, o ascolto le sue canzoni, guardo la pellicola biografica “Madonna:Innocence Lost” … Lei che è fuggita a New York, lasciando la famiglia ed il college, con pochi spiccioli, per realizzare il sogno della sua vita. Lei che da ballerina ha poi cambiato “settore”, capendo che “solo la musica e non la danza può renderti famosa in tutto il mondo”. Lei che apprezza i valori, ma è emblema anche della trasgressione non triviale… Lei che muta di continuo. E crea mode e tendenze. Lei che ha talento. Lei che è un marchio. Lei che è commerciale. E ben confezionata. Lei che ha usato tutte le armi di cui disponeva per arrampicarsi in alto e raggiungere il successo: compresi il sesso, gli attacchi alla religione, gli affronti alla morale e al pudore, alla famiglia, alla sessualità canonica ed eterosessuale…

Guarderai le immagini entusiasmanti del tuo modello, ma non dimenticare mai da dove viene (e che probabilmente parti anche tu in condizioni simili) :

E che non tutto è come sembra, e che quello che conta sono i risultati, il prodotto, l’obiettivo finale, la meta:

Galleria: