8 Marzo: Festa della donna, ma risparmiateci ‘ste quote rosa

Oggi, 8 Marzo, ricorre la Giornata Internazionale della Donna.

Fortunatamente sono passati gli anni in cui le signore si recavano nottetempo, in questa occasione, in localetti equivoci a godersi gli spettacoli di striptease maschile. E in ufficio, dove coabito con ben tre femminucce, quasi non si  è parlato di questa ricorrenza…

La questione femminile oggi appare più interessante se la si collega a quella delle cosiddette quote rosa.

Le quote rosa,  secondo alcuni assestano un duro colpo alla liberta’ di impresa e, nella sfera pubblica,  minano i principi di uguaglianza e meritocrazia. E io sono d’accordo. Altri affermano che “se bisogna pensare che avere le quote rosa sia un vantaggio come se le donne fossero dei disabili, c’è qualcosa che non va”.

Insomma le donne hanno potenzialmente ormai raggiunto l’uguaglianza con l’uomo.  Dal punto di vista giuridico e politico è così. Dal punto di vista economico? Pare anche: difatti la donna, a parità di mansioni, pare ormai guadagnare quanto l’uomo (quando le va proprio male un 5% in meno). Dal punto di vista della carriera professionale, invece, le donne presenti nei consigli di amministrazione e quelle sedute in poltrone dirigenziali sono pochine davvero.  In Italia ancor meno che in altri Paesi del nord Europa.

Ed ecco che si sono inventati le quote rosa! Una certa percentuale di poltrone dei posti di comando verrà riservata al gentil sesso. Ma è davvero questo il modo per risolvere il problema della scarsa partecipazione della donna alle cariche dirigenziali?

No, certo che no…

Le donne dirigenti sono poche perché la donna quasi sempre deve gestire anche le proprie maternità e la famiglia. E soprattutto se coprono ruoli dirigenziali e vogliono fare figli, vengono messe sotto accusa e ricevono pressioni per tornare a  lavoro prima possibile.

Alle donne non servono quote rosa! Servono asili nido potenziati e occorre rendere il congedo di paternità una cosa funzionale. Di modo tale che la donna possa rientrare a lavoro, se occorre, e il marito coadiuvarla occupandosi in sua vece del neonato.

E giacchè ci siamo, perchè – oltre alle quote rosa – non aboliamo tutte quelle norme che vedono invece la  donna discriminare l’uomo? E sosteniamo la battaglia sociale delle associazioni di genitori separati che vede in questo caso ad essere discriminati i genitori di sesso maschile?

Da:

  1. Non mi sento una quota rosa
  2. Basta con la retorica delle quote rosa
  3. Priorità delle donne sono gli asili, non le quote rosa
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Un commento su “8 Marzo: Festa della donna, ma risparmiateci ‘ste quote rosa

  1. Pingback: Ieri 8 Marzo: il testo argomentativo sul ruolo della donna oggi | pensieriosceni

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