Come “fottere” il macho! (semplice strategia)

Se avete a che fare con uomini macho, ovvero testosteronici, e un po’ li temete per la loro indole aggressiva, rapace, dominante, sicura, caparbia… ebbene sappiate che potete “fotterli” con estrema semplicità! Basta che portiate con voi una bella donna con la lingerie un po’ in mostra (anche solo delle foto di lei), ed il macho è praticamente bello che… fottuto!

Già poiché lo scioccone con tanto testosterone in corpo, sicuramente dispone di maggior vigore e aggressività, ma proprio per i troppi ormoni reagirà “eccessivamente” se esposto a stimoli sessuali. Più di altri uomini meno virili… E sarà soggiogato dall’ormone!

Leggete tutto, da Focus:

Per il macho l’affare peggiore è la donna in lingerie!
Una sbirciatina a una donna mezzo vestita è sufficiente a far “sballare” il modo di condurre in porto un affare. Almeno per gli uomini con alti livelli di testosterone.

Potrebbe essere una nuova tattica di business: prima di andare a concludere un affare mettersi in tasca qualche foto sexy da mostrare alla controparte, sperando che questa sia un vero macho.
Sì perché, secondo un esperimento condotto da alcuni ricercatori belgi, gli uomini con alti livelli di testosterone, alla vista di una bella donna possibilmente in lingerie, sono più facilmente influenzabili nelle loro decisioni. E più propensi ad accettare situazioni economicamente svantaggiose.

Testa e testosterone. All’università di Lovanio (Belgio) gli economisti Bram Van den Bergh e Siegfried Defitte hanno chiesto ad alcuni uomini di giocare a spartirsi una somma di denaro fra loro con delle contrattazioni. Durante il gioco, i volontari con livelli di testosterone più alti si sono distinti per la loro intransigenza nella contrattazione, intenzionati a giocare duro fino ad ottenere la massima somma di denaro. Ma dopo aver visto alcune foto di donne in biancheria intima, i “testosteronici” hanno iniziato ad abbassare le proprie pretese, accontentandosi di pochi soldi ma subito.

Prospettive più allettanti. Secondo i ricercatori, i partecipanti con livelli alti di testosterone si sono dimostrati molto più vulnerabili alle immagini piccanti (e meno razionali) perché probabilmente gli ormoni hanno influito sulla loro concentrazione: si sono rilassati e distratti e così si sono preoccupati meno del guadagno. O ancora, si tratta sempre di supposizioni, il testosterone li ha indotti ad “assaporare” la prospettiva di un accoppiamento, portandoli ad agire d’impulso: meglio una ricchezza immediata seppur modesta, pur di avere qualcosa.
Occhio alle dita delle mani. Per scoprire se anche voi rischiate di essere ipersensibili a commesse discinte o troppo sexy potete valutare il vostro livello di testosterone con il medesimo metodo – un po’ sommario ma “a portata di mano” di tutti – utilizzato dai ricercatori: guardatevi le dita della mano. Se l’anulare è leggermente più lungo dell’indice vuol dire che il vostro testosterone è alto.

Caro macho sei “fottuto” !!! E voialtri tenetelo presente, tutto questo, quando dovete affrontarne uno….

Da:

Lo so, lo so, e lo so: la gente non vi piace. Ma dovete calarvi nella loro mentalità (se volete fare i Cool Hunter) !

Quello che segue è l’articolo tratto da www.ninjamarketing.com in cui mi sono imbattuto mentre cercavo notizie varie sul fantastico mondo del marketing, per scopi personali.  Lo so che la gente non vi piace, e che non siete minimamente interessati a comprendere i loro valori e le loro motivazioni… a meno che non possiate farlo per trarne profitto. E allora diventate dei fighissimi Cool Hunter, no?

Di cosa si tratta? Leggete qui di seguito tutto sul Cool Hunting, ovvero la Caccia di Nuove Tendenze

Cool – Figo, di tendenza: in inglese significa freddo ma, se ci pensate bene il nesso c’è: una cosa figa è una novità, un qualcosa di fresco perché appena pensato e creato – e poi nei paesi anglosassoni si usa cool per dire figo ormai da secoli !

Hunting – Caccia, da cui Hunter=Cacciatore: nel senso di ricercare, scovare, intercettare.

Cool Hunter – Cacciatore di tendenze

Semplice, no ? Bene, ora dimenticatelo!

La questione è molto più semplice e meno ludica di quello che sembra. Un mattino di primavera del 1997, quel gran simpaticone di Malcom Gladwell, dopo una notte passata a rimuginare sull’economia in mutamento dei grandi brand e la neonata pratica di saccheggiodalla strada, si sveglia e inventa la parola cool hunter. Lui, che sa perfettamente di cosa sta parlando, da studioso ed esperto dei mutamenti sociali qual è, probabilmente era ignaro dell’eco che tutto ciò avrebbe generato.

E da allora giù con articoli e dibattiti sulle testate americane più famose – TimesNew Yorker,SundayVogue, etc. – per parlare di questa nuova professione e del fatto che ci fossero personaggi particolarmente intuitivi e trendy che passeggiando per le strade di tutto il mondo riuscivano a percepire, con largo anticipo, quali sarebbero stati i futuri prodotti di successo. Fino a Naomi Klein ( 2001 ) che, attraverso il suo pluricitato libro No Logo, ha fatto conoscere anche a noi italiani questo termine – con conseguenti dibattiti di carattere etico, che ora non sto qui a riportare.

Il punto è che grandi multinazionali come Disney, CocaCola, Nike, effettivamente hanno iniziato a pagare fior di quattrini per visionare i report delle agenzie di cool hunting, innalzando in questo modo ancor più l’immagine e l’aura di mito che aleggiava attorno alla figura dei cool hunter.

Sensitivi semiotici, rabdomanti, profeti di stile e neologismi a non finire: il tutto per riuscire a dare un nome a coloro che sembravano in grado di predire il futuro !

Ma la realtà è un’altra !

L’immagine del cool hunter che va in giro per il mondo con la macchina fotografica e il taccuino per prendere appunti resta solo un’idea romantica. Sono sottigliezze complicate da spiegare, ma il punto é che forse sarebbe più corretto parlare della pratica del cool hunting, piuttosto che dell’individuo-cool hunter.

Fare cool hunting non significa altro che saper respirare lo spirito del nostro tempo.

Significa analizzare il presente per capire dove sta andando e come si sta muovendo la società, cosa le piace e cosa cercherà in un prossimo futuro: è in un certo senso anticipazione che non vuol essere però predizione, d’altronde non potrebbe esserlo.

I cool hunter non sono profeti né sensitivi, bensì persone in grado di parlare il linguaggio del nostro tempo, di vedere e cogliere segni che apparentemente sembrano nascosti. Sanno muoversi tra i vari dispositivi culturali di cui la società dispone, sanno interpretarne i ritmi. Il loro compito è essenzialmente catturare il messaggio latente e decodificarlo, dare risalto a qualcosa che già esiste ma che non è ancora un bisogno, un desiderio determinato.

Questa pratica, a metà strada tra l’antropologia e l’analisi di marketing, è ormai utilizzata da moltissime aziende che hanno bisogno di cogliere in anticipo le tendenze del mercato. E’ quel che fanno tanto gli uffici marketing di un’impresa, quanto le agenzie di cool hunting o gli istituti di ricerca – e credetemi, sono tanti !

E’ il cambiamento degli scenari socio-culturali che lo ha voluto e, il sistema non ha fatto altro che adeguarsi. Così come è accaduto con il guerrilla marketing, il viral marketing e lostickering: cambiato il consumatore e il suo linguaggio, è cambiato anche l’approccio dei brand e il loro linguaggio. Non esistono più target, ma singole personalità, o nei casi più fortunatitribù, da decodificare e capire, per poi farsi capire.

Il vero significato del fare cool hunting non è andare alla ricerca della figata del momento ma, entrare nella società, calarsi all’interno e dall’interno capire qual è il linguaggio più adatto per comunicare con essa. Al di là di ciò che è o non è cool!

Non possiamo più pensare di intenderla in questo modo. Quel meccanismo di presuntospionaggio non è più al passo coi tempi. Il vero cool hunting, se abbiamo accettato di chiamarlo così, muta col mutare dei tempi e oggi, quando tutto si muove ormai alla velocità della luce, dobbiamo spazzar via il cool hunter-guru e decretarne la morte, anzi, considerare l’idea che probabilmente siamo già tutti potenziali cool hunter!

La Rete, grazie alla gente che ha voglia di dire, scoprire e passare informazione e conoscenza il prima possibile e ovunque nel mondo e grazie, anche, alle sue caratteristiche di condivisione e collaborazione del sapere, ha reso accessibile a tutti le medesime informazioni. In qualsiasi momento vogliamo, tutti noi, abbiamo accesso agli stessi mezzi e alle stesse modalità di comunicazione e, il più delle volte, il nostro modo di agire somiglia molto al fare cool hunting!

Ora, se volete chiamarli cool hunter, fatelo pure – anche per il piacere di coloro che vi diranno:Cul-…che? Ah ah ah! – ma tenete bene a mente quanto detto fin ora cercando di dare il giusto peso e il giusto significato al tutto.

Da Kokoro, con l’umile intento di far chiarezza.

Approfondimenti

Per leggere di più sull’argomento, per sapere chi pratica ufficialmente cool hunting, quali sono le agenzie e gli istituti di ricerca più conosciuti e chi sono i big clients che se ne servono, date uno sguardo ai links qui sotto.

Articoli

Agenzie di Cool Hunting e Istituti di Ricerca

Cool Hunting in Rete

Altri articoli sull’argomento:

Ti senti meglio quando accendi la sigaretta? (Forse sei un minchione)

 

Inutile parlare dei danni causati dal fumo. Li conoscete tutti. Ma nonostante questo continuate a fumare…

Il motivo principale è che fumando sperimentate l’illusione di controllare il vostro benessere psicofisico. Siete voi, col gesto di accendere la sigaretta, a “darvi” il benessere. Peccato che con la dipendenza da nicotina abbiate innescato un meccanismo perverso. Quale? Quello semplicissimo di porvi volontariamente al di sotto della soglia abituale di benessere psicofisico per riportarvi a livelli (più) “normali” quando vi accendete la vostra fantastica bionda!

Ripeto: Con la dipendenza da nicotina state sempre “peggio” di chiunque non fumi, tranne nei momenti in cui fumate. E così avete l’illusione di essere voi a decidere del vostro benessere, ad esserne gli artefici, a sapervelo somministrare autonomamente. In realtà, placando l’astinenza state soltanto calmando uno stato di malessere. Non accedete certo ad uno stato di benessere! Ma il fatto di sembrare gli artefici di questo miglioramento della vostra condizione vi fa sentire “potenti”. Autonomi. Forti.  Ecco perché fumate!

Guardate il grafico qui sotto. Esso mostra il confronto tra il livello di benessere di un “non fumatore” e quello di un “fumatore” in un certo intervallo di tempo.

Il livello di benessere del “non fumatore” è indicato con la linea blu ed è sempre costante nel tempo (valore fisso pari a 100). Mentre il “non fumatore” sta bene sempre, il “fumatore” sta bene solo nei primi minuti successivi alla fumata. I punti indicati con il pallino verde indicano il momento in cui il fumatore sta fumando la sua sigaretta, quindi il momento in cui il suo livello di benessere psicofisico ritorna ad un valore normale (indicato con 100). Ma gradualmente, col passare dei minuti dall’ultima sigaretta, il livello di benessere psicofisico del fumatore inizia a scendere perché viene a diminuire una sostanza (la nicotina) dalla quale il suo organismo è dipendente. La curva del fumatore è sinusoidale, cioè scende per poi risalire, come un’onda. Si intuisce come per gran parte del tempo il fumatore si trovi al di sotto della soglia di normalità. Esclusi quei pochi minuti in cui il livello di nicotina nel sangue è massimo, per il restante periodo della giornata il fumatore è in uno stato deficitario e comunque ad un livello di benessere inferiore rispetto a quello che avrebbe se fosse un “non fumatore”.

Pensate ai soldi che risparmiereste, pensate alle malattie che evitereste o – soprattutto – alla beffa di cui abbiamo parlato in questo post e vi sarà più semplice dare un calcio nel sedere al vizio del fumo…

Da:

  1. http://www.smetto-di-fumare.it/giorno1/pag10.htm

L’importanza dei modelli (se ovunque trovi gente che non ti piace né t’ispira…)

 

Dei modelli? Ma quali modelli? Quelli delle passerelle? …

Eh, no!

Ma andiamo per gradi….

Ti volti a destra. Ti volti a manca. Ti guardi indietro. E pure davanti, guardi. Ma niente… Nisba!  A casa, ci sono quei coinquilini arenati. In ufficio i colleghi stantii. Per strada le nuove generazioni ti fanno venire i brividi. E ti si aggroviglia pure l’intestino per la rabbia che ti fanno… In televisione, in politica, e su… e giù… Insomma, ovunque o quasi vedi gente che non ti piace e non ti ispira…

Hai bisogno di una boccata di ossigeno. Un’iniezione di fiducia. Una pozione rinvigorente per la tua anima un pochino ambiziosa…

Ed allora rivolgiti ai tuoi modelli! Alla gente che ti ispira. Alle parole che ti mettono il fuoco nelle vene. Ai film che ti motivano. Ai libri che ti caricano d’energia con il loro messaggio…

Insomma rivolgiti ai tuoi modelli!

Ogni tanto “riprendo fiducia” nel mondo guardando  M A D O N N A … Rivedo i video, i film, o ascolto le sue canzoni, guardo la pellicola biografica “Madonna:Innocence Lost” … Lei che è fuggita a New York, lasciando la famiglia ed il college, con pochi spiccioli, per realizzare il sogno della sua vita. Lei che da ballerina ha poi cambiato “settore”, capendo che “solo la musica e non la danza può renderti famosa in tutto il mondo”. Lei che apprezza i valori, ma è emblema anche della trasgressione non triviale… Lei che muta di continuo. E crea mode e tendenze. Lei che ha talento. Lei che è un marchio. Lei che è commerciale. E ben confezionata. Lei che ha usato tutte le armi di cui disponeva per arrampicarsi in alto e raggiungere il successo: compresi il sesso, gli attacchi alla religione, gli affronti alla morale e al pudore, alla famiglia, alla sessualità canonica ed eterosessuale…

Guarderai le immagini entusiasmanti del tuo modello, ma non dimenticare mai da dove viene (e che probabilmente parti anche tu in condizioni simili) :

E che non tutto è come sembra, e che quello che conta sono i risultati, il prodotto, l’obiettivo finale, la meta:

Galleria:

Prima addormentarti NON pensare mai ai tuoi problemi!

 

Te lo dico. Pensare ai tuoi problemi prima di addormentarti equivale quasi a tirarti delle belle clavate potenti sugli zebedei! Questo per l’uomo. Per la donna non saprei, così su due piedi, trovare l’equivalente…

E’ nocivo pensare a come risolvere gli angoscianti dilemmi della vostra esistenza, nel momento in cui – stesi sul vostro letto – aspettate che Morfeo venga a prendervi e vi culli fra le sue braccia…

A me a volte capita, per i motivi spiegati nel post precedente, di sentire come un macigno sul petto.  A molti accade di provare la paura della morte. Sono presenti delle motivazioni psicologiche a spiegarlo: questa paura sopraggiunge, spesso, prima di andare a dormire, perchè legata a quella “morte temporanea” come assenza di sè che è il sonno.

Un articolo che elenca le cose da fare prima, durante e dopo il riposo notturno è  Come svegliarsi di buon umore dove consigliano di non pensare ai problemi mentre ci si addormenta. In caso, fare un piano dettagliato prima di andare a letto ed usare il metodo delle agendine per liberarsi dall’onere stressante del ricordo. In questo modo si dormirà più rilassati e sollevati. E cambiando l’aria della stanza prima di mettersi a dormire, non si fa un soldo di danno!

Se nell’atto di addormentarsi si pensa a qualche problema e si cerca una soluzione, il problema appare tremendamente più grande (oltre al fatto che il sonno arriverà tardi e disturbato). Il buio difatti fa perdere le proporzioni reali delle cose! Non vedendo, non si ha la possibilità visiva di raffrontare, paragonare, avere riferimenti oggettivi,  e questo a mio avviso si riflette in uno stato mentale simile, in cui tutto appare sproporzionato!

Dovete pensare ai problemi prima di andare a letto: vi ci potete pure arrovellare il cervello, per ore, e  – in caso poi ci riusciste – cercate di arrivare ad un piano d’azione per il giorno o i giorni seguenti e pianificate le azioni sulle vostre agendine e sui memo del cellulare.

Quando vi mettete a letto e siete al buio, l’aria cambiata, vestiti e coperti adeguatamene alla temperatura, beh, pensate solo a cose positive: a quanto è stato bello ad esempio mentre sfogliavate le pagine di un vecchio registro dell’ufficio, con un collega che vi piace, a caccia di certi dati… e presi come eravate nell’operazione la sua mano è venuta a contatto con la vostra e vi ha indugiato un po’… a quanto è stato bello che vi toccasse il braccio così intensamente per richiamare la vostra attenzione , con la mano aperta, per toccarvi forse in modo più esteso possibile…alla sua voce calda e bassa, tipica di chi ha in corpo quintali di testosterone ma è pure calmo ed equilibrato…a quanto vi piacerebbe un rendez-vous con lui…

Pensate a cose e persone  dolci e piacevoli, calde, avvolgenti …. e … ronf… ronf… ronf…

Da:

  1. http://psicologo.girlpower.it/paure-fobie/paura-della-morte-prima-di-dormire/

Di Franco, la superstizione, e l’ossessione compulsiva…

 

Non so se – parlando di disturbi ossessivo compulsivi – sia corretto parlare di ossessione compulsiva o di compulsione ossessiva. Fatto sta che di ‘sti disturbi ossessivo compulsivi Franco ne soffre. E da parecchio. Ed ora, per quanto in anonimato, ce li confessa!

Al mio indirizzo email è pervenuto il messaggio di Franco, che soffre di disturbi ossessivo compulsivi, legati a gesti superstiziosi per scongiurare il terrore dell’ignoto.

Ho 35 anni e da una dozzina soffro di disturbi ossessivi. Vi parlerò della superstizione che mi spinge a guardarmi nello specchio più e più volte, ad esempio prima di uscire, o se per sbaglio uno specchio di casa riflette la mia immagine. O anche un mestolino di acciaio appeso al muro. Se noto la mia immagine riflessa devo subito pensare a figure positive della mia vita, in modo che sia la loro persona a restare associata alla mia immagine riflessa nel momento in cui distolgo alla fine lo sguardo. Ma il cervello invece di riportarmi alla mente il ricordo di mio padre, mio nonno, mia nonna, ormai defunta, mi mostra gente che odio e alla quale attribuisco una malignità disumana!  Una mia zia acquisita, che non ha concluso nulla nella vita,  tranne covare odio, astio e invidia verso chiunque ce l’abbia fatta! Non ha comprato (a sessant’anni suonati) una casa, ha smesso di lavorare appena sposata, ha odiato il datore di lavoro del marito, un parente ricco che gli aveva generosamente offerto un lavoro. (E questo parente è finito pure in prigione). Lei è il fulcro del mio terrore. Lei, e pure parte della sua progenie: una figlia fatta della sua stessa pasta. Fallita, inutile e capace di odiare con la stessa naturalezza con cui sa respirare. Ma quest’immonda zia mi terrorizza di più… Il giorno in cui vedrò celebrare il suo funerale credo riderò. Voglio esserci, per vederla giacere nel suo letto di morte. E rassicurarmi che non potrà più odiare nessuno! Nell’inferno dove sicuramente andrà, se esiste è ovvio, verrà adeguatamente punita e costretta ad ardere in eterno! E poi il problema è proprio che in definitiva non so se tutto questo sia reale. O meglio, razionalmente credo che non sia vero niente. Che nessuno possa portare sfortuna a qualcun altro. Ma poi mi accorgo di certe coincidenze. Se magari cerco di liberarmi dalla superstizione dicendomi che non è proprio una cosa razionale e salto i rituali, alla fine anche se passano settimane…ci ricasco! Succede magari qualcosa, una coincidenza che collego alla malvolenza, e ci ricasco. Il problema è che nessuno può conoscere la realtà ultima delle cose. Sapere con assoluta certezza se la religione, il male, le fattucchiere abbiano qualche fondamento o meno. E nel dubbio alla fine, in parte, ci credo. Non alla religione, che mi sembra una fiaba per bambini. Ma alla superstizione e all’odio che qualcuno può provare verso di te, e che riesce ad investirti tuo malgrado forse sì. Chissà perchè poi il rituale lo associo alla mia immagine. Forse perchè nella mia famiglia curare troppo l’aspetto non è mai stata una prerogativa apprezzata. Ed ho vissuto con segreta colpevolezza i miei tentativi di affrancarmi da questo stato di cose.

Un’ altro rituale meno invadente è collegato al controllo dei documenti quando, tornato a casa dopo il lavoro, metto il portafogli sul comodino.  Prima di depositarlo controllo che ci siano tutti i documenti, e siano proprio i miei: la carta d’identità (nome, cognome e paese sulla copertina anteriore) , patente di guida (nome, cognome, anno di nascita, ma evito la foto…) e bancomat (nome banca, nome mio, loghi vari). Controllo i dati un numero di volte organizzato come segue: 3 occhiate, 2 occhiate, 1 occhiata; poi una seconda serie da 2 occhiate ed 1 occhiata; e per finire una sola occhiata ai dati. Questo per ogni documento.  Ed anche qui penso a figure familiari o amicali ben  risolte economicamente. E cerco di pensare a figure positive  della mia vita, pure mentre deposito il portafogli e lo lascio andare sul comodino. Forse temo la disdetta economica, vivendo in affitto per conto mio ed essendomi costruito da me in tutti i sensi, senza raccomandazioni o aiuti…

Quando spengo la luce, o stacco i piedi dalle ciabatte per mettermi a letto, devo pensare a figure positive. Forse la luce spenta ed essere disteso a letto alludono all’atto di morire. Quando chiudo la porta blindata di casa devo controllare che sia serrata spingendola secondo la solita serie del 3,2,1; poi 2,1 e infine 1. Forse il terrore è che mi venga tolto quello che ho conquistato…

Prima di uscire, verifico che le inferriate alle porte finestre che danno sui balconi siano chiuse, e che la manopola di controllo del gas sia chiusa: ma qui fortunatamente nessun conteggio nè visualizzazione…