Di Franco, la superstizione, e l’ossessione compulsiva…

 

Non so se – parlando di disturbi ossessivo compulsivi – sia corretto parlare di ossessione compulsiva o di compulsione ossessiva. Fatto sta che di ‘sti disturbi ossessivo compulsivi Franco ne soffre. E da parecchio. Ed ora, per quanto in anonimato, ce li confessa!

Al mio indirizzo email è pervenuto il messaggio di Franco, che soffre di disturbi ossessivo compulsivi, legati a gesti superstiziosi per scongiurare il terrore dell’ignoto.

Ho 35 anni e da una dozzina soffro di disturbi ossessivi. Vi parlerò della superstizione che mi spinge a guardarmi nello specchio più e più volte, ad esempio prima di uscire, o se per sbaglio uno specchio di casa riflette la mia immagine. O anche un mestolino di acciaio appeso al muro. Se noto la mia immagine riflessa devo subito pensare a figure positive della mia vita, in modo che sia la loro persona a restare associata alla mia immagine riflessa nel momento in cui distolgo alla fine lo sguardo. Ma il cervello invece di riportarmi alla mente il ricordo di mio padre, mio nonno, mia nonna, ormai defunta, mi mostra gente che odio e alla quale attribuisco una malignità disumana!  Una mia zia acquisita, che non ha concluso nulla nella vita,  tranne covare odio, astio e invidia verso chiunque ce l’abbia fatta! Non ha comprato (a sessant’anni suonati) una casa, ha smesso di lavorare appena sposata, ha odiato il datore di lavoro del marito, un parente ricco che gli aveva generosamente offerto un lavoro. (E questo parente è finito pure in prigione). Lei è il fulcro del mio terrore. Lei, e pure parte della sua progenie: una figlia fatta della sua stessa pasta. Fallita, inutile e capace di odiare con la stessa naturalezza con cui sa respirare. Ma quest’immonda zia mi terrorizza di più… Il giorno in cui vedrò celebrare il suo funerale credo riderò. Voglio esserci, per vederla giacere nel suo letto di morte. E rassicurarmi che non potrà più odiare nessuno! Nell’inferno dove sicuramente andrà, se esiste è ovvio, verrà adeguatamente punita e costretta ad ardere in eterno! E poi il problema è proprio che in definitiva non so se tutto questo sia reale. O meglio, razionalmente credo che non sia vero niente. Che nessuno possa portare sfortuna a qualcun altro. Ma poi mi accorgo di certe coincidenze. Se magari cerco di liberarmi dalla superstizione dicendomi che non è proprio una cosa razionale e salto i rituali, alla fine anche se passano settimane…ci ricasco! Succede magari qualcosa, una coincidenza che collego alla malvolenza, e ci ricasco. Il problema è che nessuno può conoscere la realtà ultima delle cose. Sapere con assoluta certezza se la religione, il male, le fattucchiere abbiano qualche fondamento o meno. E nel dubbio alla fine, in parte, ci credo. Non alla religione, che mi sembra una fiaba per bambini. Ma alla superstizione e all’odio che qualcuno può provare verso di te, e che riesce ad investirti tuo malgrado forse sì. Chissà perchè poi il rituale lo associo alla mia immagine. Forse perchè nella mia famiglia curare troppo l’aspetto non è mai stata una prerogativa apprezzata. Ed ho vissuto con segreta colpevolezza i miei tentativi di affrancarmi da questo stato di cose.

Un’ altro rituale meno invadente è collegato al controllo dei documenti quando, tornato a casa dopo il lavoro, metto il portafogli sul comodino.  Prima di depositarlo controllo che ci siano tutti i documenti, e siano proprio i miei: la carta d’identità (nome, cognome e paese sulla copertina anteriore) , patente di guida (nome, cognome, anno di nascita, ma evito la foto…) e bancomat (nome banca, nome mio, loghi vari). Controllo i dati un numero di volte organizzato come segue: 3 occhiate, 2 occhiate, 1 occhiata; poi una seconda serie da 2 occhiate ed 1 occhiata; e per finire una sola occhiata ai dati. Questo per ogni documento.  Ed anche qui penso a figure familiari o amicali ben  risolte economicamente. E cerco di pensare a figure positive  della mia vita, pure mentre deposito il portafogli e lo lascio andare sul comodino. Forse temo la disdetta economica, vivendo in affitto per conto mio ed essendomi costruito da me in tutti i sensi, senza raccomandazioni o aiuti…

Quando spengo la luce, o stacco i piedi dalle ciabatte per mettermi a letto, devo pensare a figure positive. Forse la luce spenta ed essere disteso a letto alludono all’atto di morire. Quando chiudo la porta blindata di casa devo controllare che sia serrata spingendola secondo la solita serie del 3,2,1; poi 2,1 e infine 1. Forse il terrore è che mi venga tolto quello che ho conquistato…

Prima di uscire, verifico che le inferriate alle porte finestre che danno sui balconi siano chiuse, e che la manopola di controllo del gas sia chiusa: ma qui fortunatamente nessun conteggio nè visualizzazione…

 


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